Luzzati e Gianini, la carta ritagliata che fece danzare Rossini

Lo scenografo genovese Emanuele Luzzati e il direttore della fotografia Giulio Gianini hanno creato uno dei linguaggi più originali dell'animazione europea, fatto di carte, colori e musica d'opera.

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Illustrazione generata con intelligenza artificiale (Magnific) per Animazione2D

Una gazza vola sopra tre re in guerra con gli uccelli. I sovrani sparano, gli uccelli fuggono, la musica di Rossini incalza con i suoi crescendo. Tutto è fatto di carta: le figure sono ritagliate, i colori stesi a pastello e a tempera, i movimenti ottenuti spostando i pezzi sotto la macchina da presa. La gazza ladra, realizzato nel 1964 da Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, fu candidato all'Oscar e fece conoscere al mondo una coppia di autori fuori dagli schemi.

Uno scenografo e un fotografo

Luzzati, genovese, era soprattutto un uomo di teatro. Scenografo e costumista, illustratore di libri per l'infanzia, ceramista, aveva un immaginario popolato di figure fiabesche, colori vivaci, decorazioni ispirate all'arte popolare. Gianini veniva dal cinema, dove lavorava come direttore della fotografia, e conosceva a fondo la macchina da presa e le sue possibilità.

L'incontro tra i due produsse una forma di animazione molto particolare. Luzzati disegnava e ritagliava i personaggi, spesso articolati in più pezzi. Gianini li animava sotto la macchina da presa, curando la luce, i movimenti di camera, il ritmo. Il risultato aveva la leggerezza di un teatro di carta e la precisione di un film.

La musica come struttura

Uno dei tratti distintivi della coppia è il rapporto con la musica, in particolare con Rossini. Dopo La gazza ladra vennero L'italiana in Algeri e, nei primi anni Settanta, Pulcinella, anch'esso candidato all'Oscar, costruito sulle ouverture rossiniane. Le musiche non fanno da sottofondo. Dettano la struttura del film, i tempi delle azioni, i cambi di scena.

Rossini si presta in modo particolare a questo lavoro. I suoi crescendo, i ritmi brillanti, le improvvise accelerazioni sono perfetti per un'animazione che vive di movimenti meccanici e di comicità teatrale. Luzzati e Gianini ne colgono lo spirito con una sintonia che pochi altri autori hanno raggiunto.

Pulcinella e il teatro popolare

Pulcinella è forse l'opera che meglio riassume il mondo di Luzzati. La maschera napoletana, inseguita dalla moglie e dalle guardie, fugge in un sogno pieno di metamorfosi e di colori. Il film attinge alla commedia dell'arte, alla tradizione delle marionette, all'arte popolare del Mediterraneo. Ogni scena è un piccolo quadro.

Accanto ai cortometraggi la coppia realizzò anche lavori più lunghi, come Il flauto magico alla fine degli anni Settanta, adattamento dell'opera di Mozart. Luzzati, per conto suo, continuò a illustrare libri, a firmare scenografie per i teatri di tutto il mondo e a collaborare con altri registi.

Un'eredità fatta di carta

L'importanza di Luzzati e Gianini va oltre i singoli film. Hanno dimostrato che l'animazione può nascere da tradizioni lontane dal cartoon americano, come il teatro, l'illustrazione, le arti decorative. Hanno valorizzato la tecnica del cut-out, spesso considerata povera, trasformandola in un linguaggio raffinato.

A Genova il Museo Luzzati custodisce e valorizza l'opera dell'artista, con mostre dedicate anche alla sua produzione per il cinema. Molti illustratori e animatori italiani riconoscono in lui un riferimento, soprattutto per la libertà con cui mescolava generi e materiali.

Rivedere oggi i loro film significa ritrovare una gioia del colore e del movimento che non è invecchiata. In un'epoca di animazione digitale levigata, quei pezzi di carta che si muovono a scatti hanno una vitalità sorprendente. E la musica di Rossini, ogni volta, sembra scritta apposta per loro.

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