Lotte Reiniger e il principe Achmed, il lungometraggio di silhouette più antico

Tre anni di lavoro in una soffitta di Potsdam, forbici e cartoncino nero, un banchiere mecenate. Le avventure del principe Achmed è il più antico film d'animazione lungo giunto fino a noi.

Lotte Reiniger London 1970
Immagine: N.N./Agentur Primrose Film Productions · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Lotte Reiniger aveva l'abitudine di ritagliare figure mentre parlava, senza guardare le mani. Lo faceva da bambina, a Berlino, per intrattenere la famiglia con piccoli teatri d'ombre, e continuò a farlo per tutta la vita. Dalle sue forbici sono usciti principi, streghe, cavalli alati, interi palazzi orientali. E, fra il 1923 e il 1926, il più antico lungometraggio d'animazione che si sia conservato.

Una ragazza al cinema

Nata nel 1899, Reiniger si appassionò presto al cinema e al teatro. Frequentò la scuola di recitazione di Max Reinhardt e lì conobbe l'attore e regista Paul Wegener, che la coinvolse nei suoi film per realizzare didascalie decorate e piccole sequenze di sagome animate. Era l'inizio di una carriera unica.

All'Istituto per la ricerca culturale di Berlino, un centro che produceva film sperimentali e didattici, Reiniger conobbe il futuro marito Carl Koch, storico dell'arte e tecnico, che sarebbe diventato il suo collaboratore più stretto. Insieme realizzarono alcuni cortometraggi di silhouette nei primi anni Venti.

Il progetto Achmed

L'occasione per un film lungo arrivò da un banchiere berlinese, Louis Hagen, che finanziò l'impresa e mise a disposizione uno spazio nella sua proprietà di Potsdam. Il gruppo era piccolo. Accanto a Reiniger e Koch c'erano Walter Ruttmann, regista d'avanguardia noto per i suoi film astratti, e Berthold Bartosch, animatore che più tardi avrebbe firmato in Francia L'Idée. Ruttmann si occupò di effetti di sfondo, fumo, fuoco, onde, con tecniche sperimentali. Le musiche originali furono composte da Wolfgang Zeller.

La storia attingeva liberamente alle Mille e una notte. Il principe Achmed vola su un cavallo magico creato da uno stregone africano, si innamora di Pari Banu, regina di un regno di spiriti, incontra Aladino e la sua lampada, combatte demoni e affronta una strega che diventerà alleata. Una trama avventurosa, a episodi, perfetta per un pubblico ampio.

Come si muove un'ombra

Le figure erano ritagliate in cartoncino nero e lamierino sottile, con gli arti divisi in segmenti uniti da fili metallici. Reiniger le posava su una lastra di vetro illuminata dal basso, le spostava di pochi millimetri, scattava un fotogramma, le spostava ancora. La macchina da presa riprendeva dall'alto. Per gli sfondi si usavano più lastre di vetro sovrapposte, con carta semitrasparente a diverse gradazioni, così da creare profondità. È un dispositivo che molti storici considerano un precursore della cinepresa multipiano sviluppata più tardi negli Stati Uniti.

Il film fu colorato per imbibizione, cioè tingendo la pellicola di tonalità diverse a seconda delle scene: blu per la notte, ambra per gli interni, verde per i giardini. Le silhouette nere restavano nere, e il colore riempiva lo spazio intorno.

Accoglienza e sopravvivenza

Le avventure del principe Achmed fu presentato nel 1926, prima in proiezioni a Berlino e poi a Parigi, dove ebbe un'accoglienza calorosa, in particolare negli ambienti artistici. Jean Renoir, che sarebbe diventato amico di Reiniger e Koch, fu fra gli estimatori.

Il film è considerato il più antico lungometraggio animato pervenuto fino a noi, dato che El Apóstol argentino del 1917 è andato perduto. Le copie originali a colori erano in parte scomparse e il film è stato restaurato più volte a partire da materiali conservati in archivi diversi, recuperando l'imbibizione originaria.

Dopo Achmed

L'ascesa del nazismo spinse Reiniger e Koch a lasciare la Germania. Vissero per anni da esuli, spostandosi in vari paesi europei, e Reiniger lavorò in Italia e in Francia prima di stabilirsi in Inghilterra dopo la guerra. Nel Regno Unito realizzò, negli anni Cinquanta, una serie di fiabe di silhouette per la televisione. Continuò a lavorare fino a tarda età e morì nel 1981, in Germania.

La sua tecnica ha avuto eredi in tutto il mondo. Michel Ocelot, in Francia, ne ha ripreso il gusto per le ombre in Principi e principesse e in diversi altri lavori, e il teatro d'ombre animato riappare periodicamente nel cinema d'autore. Ma l'esempio di Reiniger dice anche qualcosa di più semplice. Un lungometraggio d'animazione si può fare con poche persone, poco denaro e moltissima pazienza, a patto di avere un'idea visiva forte e la mano per realizzarla.

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