I fratelli Dinamite, il lungometraggio dei Pagot che inventò un umorismo italiano
Uscito nel 1949 e costruito a episodi, il film di Nino Pagot mise in scena tre terribili fratellini con un gusto comico molto lontano da Disney. Storia di un esordio fatto in tempo di guerra.

Tre fratellini scatenati e una serie di avventure che cambiano scenario a ogni capitolo. I fratelli Dinamite non ha la struttura del classico lungometraggio disneyano con un'eroina e un lieto fine romantico. È un film a episodi, comico e anarchico, che usa i suoi piccoli protagonisti come detonatori di situazioni sempre più assurde. Lo firmò Nino Pagot, con il fratello Toni al suo fianco, e arrivò al pubblico nel 1949.
Milano in guerra
Come La rosa di Bagdad, anche il film dei Pagot nacque durante il conflitto. Lo studio milanese dei fratelli lavorava con pochissimi mezzi, in una città sottoposta ai bombardamenti, con materiali difficili da reperire. La pellicola a colori stessa era un bene raro. Il fatto che il film sia arrivato a compimento dice molto della tenacia del gruppo.
I Pagot venivano dal disegno e dal fumetto, e avevano già alle spalle cortometraggi e lavori pubblicitari. I fratelli Dinamite fu il loro tentativo di fare il salto verso il cinema di lunga durata, puntando su un umorismo più vicino alla vignetta satirica che alla favola.
Una struttura a episodi
La scelta di dividere il film in parti distinte fu insieme estetica e pratica. Ogni episodio poteva essere sviluppato come un blocco autonomo, con ambientazioni e registri differenti, e la squadra poteva lavorare per segmenti. È una soluzione che si ritrova spesso nelle produzioni europee del periodo, quando la mancanza di una vera catena industriale rendeva difficile sostenere una narrazione unitaria di settanta o ottanta minuti.
Il risultato è un film dal ritmo irregolare, con momenti di grande invenzione visiva e passaggi più deboli. L'umorismo gioca sulla distruzione, sulla velocità, sul ribaltamento delle regole. I tre fratellini non sono simpatici nel senso tradizionale del termine e non imparano nessuna lezione. Combinano guai e il film si diverte con loro.
Il confronto con La rosa di Bagdad
Il 1949 vide dunque due lungometraggi animati italiani, e da allora i due titoli vengono raccontati in coppia. Le differenze sono evidenti. Domeneghini aveva puntato sull'incanto orientale, sulla ricchezza decorativa, sulla musica sinfonica. I Pagot scelsero la comicità slapstick e la caricatura. Il primo guardava alla favola, il secondo all'umorismo grafico dei giornali.
Nessuno dei due film generò un'industria. Ma mentre la IMA Film di Domeneghini non ebbe un vero seguito nel cinema, lo studio dei Pagot sopravvisse e si trasformò. Nei decenni successivi la Pagot Film sarebbe diventata uno dei laboratori più produttivi della pubblicità animata italiana, la casa di Calimero e di decine di personaggi di Carosello.
Un film da riscoprire
Per molti anni I fratelli Dinamite è stato più citato che visto. Le copie in circolazione erano poche e in cattivo stato, e il film sopravviveva soprattutto nelle filmografie. Il lavoro delle cineteche ha permesso di riproporlo in occasioni pubbliche, restituendo al pubblico la vivacità dei colori e l'energia del segno.
Visto oggi, il film colpisce per la libertà con cui affronta il genere. Non cerca di essere un Disney italiano. Cerca piuttosto di portare sullo schermo lo spirito dei giornalini umoristici, con personaggi spigolosi e gag a raffica. È una strada che l'animazione italiana avrebbe battuto spesso, da Carosello fino alle serie televisive, e qui si vede per la prima volta tracciata su un'ora abbondante di proiezione.


