Emile Awards 2026, a Cracovia si sfidano Arco, Amélie e il battello di Laguionie

Il 28 ottobre il festival Etiuda&Anima ospita la quinta edizione dei premi europei dell'animazione. Tra i lungometraggi candidati prevale il disegno, con un solo rivale in stop-motion di peso.

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Immagine: Zygmunt Put Zetpe0202 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Fra due settimane, mercoledì 28 ottobre, gli Emile Awards arrivano a Cracovia. La quinta edizione dei premi degli European Animation Awards sarà ospitata dal festival Etiuda&Anima, con una diretta in streaming annunciata sul sito dei premi. È l'ennesima tappa di un premio itinerante. Dopo le due edizioni di Lille e la lunga pausa, gli Emile hanno ripreso a girare l'Europa appoggiandosi ai festival: Syros nel 2024, Tallinn nel 2025, ora la Polonia.

La formula nel frattempo è cambiata. Le categorie sono meno numerose rispetto agli esordi e i candidati vengono scelti fra i film che hanno già vinto nei festival di riferimento. Fra le nomination pubblicate figurano soltanto lungometraggi e cortometraggi, e il premio più ambito ha preso il nome di «Best of the Best».

Cinque lungometraggi, tre disegnati

Nella corsa al miglior film europeo ci sono Arco di Ugo Bienvenu, Amélie et la métaphysique des tubes di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han, Slocum et moi (titolo inglese A Boat in the Garden) di Jean-François Laguionie, Sauvages di Claude Barras e Living Large della ceca Kristina Dufková.

Il pronostico, sulla carta, è per Arco. Il film di Bienvenu, vincitore del Cristal per il lungometraggio ad Annecy nel 2025, racconta di un ragazzino di un futuro lontanissimo che precipita nel 2075 e lì incontra una bambina, e porta sullo schermo un'idea di fantascienza ottimista, disegnata con colori pieni e un gusto per il design che deve molto al fumetto francese. È candidato anche per la colonna sonora e per scenografie e character design.

Amélie et la métaphysique des tubes, tratto dal romanzo autobiografico di Amélie Nothomb sulla sua prima infanzia in Giappone, è il film che più lavora sulla percezione: il mondo visto da una bambina di due anni, con macchie di colore, prospettive deformate, un disegno morbido. È in lizza anche per la sceneggiatura e per l'animazione.

Il terzo titolo disegnato è quello di Laguionie, che a oltre ottantacinque anni torna con un film intimo, legato alla figura del padre e al battello che costruì in giardino. Il regista francese era già stato candidato agli Emile nel 2017 con Louise en hiver. Slocum et moi concorre anche per scenografie e personaggi, dove se la vedrà proprio con Arco e con Sauvages.

Barras è l'avversario più temibile. Con Ma vie de Courgette aveva vinto il premio principale alla prima edizione, e la sua nuova storia ambientata nella foresta del Borneo, sempre con pupazzi animati, è candidata anche per l'animazione e per il design. Completano il quadro, nelle categorie tecniche, Memory Hotel di Heinrich Sabl e Sanatorium Under the Sign of the Hourglass dei fratelli Quay.

I corti, con un pezzo d'Italia

Fra i cinque cortometraggi candidati al premio principale c'è anche un titolo italiano. Playing God di Matteo Burani e Arianna Gheller, coproduzione con la Francia, si confronta con il portoghese Dog Alone di Marta Reis Andrade, il francese God is Shy di Jocelyn Charles, lo svizzero Hunting di Lea Favre e Hurikán del ceco Jan Saska.

Le categorie artistiche del corto offrono un panorama di tecniche molto vario. Per scenografie e personaggi sono candidati, tra gli altri, Autokar di Sylwia Szkiłądź e Dollhouse Elephant della finlandese Jenny Jokela. Tra i film sperimentali spicca la presenza di Peter Millard, l'autore britannico dei disegni volutamente grezzi e ipnotici, con Yellow Orange Green Blue Red Cut, accanto a Sasha Svirsky, Stephen Irwin, Tata Managadze e Anu Laura Tuttelberg.

Una giuria dai festival

A scegliere i candidati è stata una giuria composta da membri dell'associazione, con nomi legati al mondo dei festival e della critica: Olga Bobrowska e Katarzyna Surmacz dalla Polonia, la critica Nancy Denney-Phelps, la georgiana Mariam Kandalaki, l'austriaco Holger Lang e il croato Daniel Šuljić.

Se vincerà uno dei tre lungometraggi disegnati, sarà un altro segnale della salute del 2D europeo, che quest'anno arriva ai premi con autori di tre generazioni diverse.

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