David di Donatello 2026, il David speciale a Bruno Bozzetto quasi cinquant'anni dopo Allegro non troppo

Alla 71ª edizione dei David l'Accademia del Cinema Italiano premia il maestro milanese dell'animazione. Lo aveva già fatto nel 1978, per il suo film più ambizioso.

Bruno Bozzetto - Lucca Comics & Games 2016
Immagine: Niccolò Caranti · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Come si premia un autore che ha attraversato quasi settant'anni di cinema disegnato? Mercoledì sera, negli studi di Cinecittà, l'Accademia del Cinema Italiano ha scelto la formula del David speciale, consegnato a Bruno Bozzetto durante la 71ª edizione dei David di Donatello, condotta da Flavio Insinna e Bianca Balti e trasmessa su Rai 1. Bozzetto ha 88 anni ed era in sala a ritirarlo.

Per lui non è la prima statuetta. Nel 1978 l'Accademia gli aveva già attribuito un David speciale per la regia di Allegro non troppo, il lungometraggio del 1976 che metteva in fila brani di musica classica e li accompagnava con episodi animati, intrecciati a parti dal vero girate in bianco e nero con Maurizio Nichetti. Il film compie cinquant'anni proprio in questa stagione, e il premio arriva a chiudere un cerchio.

Una carriera cominciata con un asse da stiro

La storia è nota agli appassionati. Per chi l'ha seguita a pezzi, eccola in breve. Bozzetto realizza il primo corto importante, Tapum! La storia delle armi, nel 1958, appena ventenne, con un banco di ripresa improvvisato che il padre aveva costruito per lui. Il film arriva a Cannes. Due anni dopo nasce a Milano lo studio Bruno Bozzetto Film, che negli anni successivi produce caroselli, sigle televisive e soprattutto il signor Rossi, l'impiegato piccolo e testardo che diventa il ritratto più affettuoso e spietato dell'italiano del boom.

Poi i lungometraggi. West and Soda, del 1965, prende in giro il western prima ancora che il western all'italiana diventasse un genere di massa. Vip, mio fratello superuomo, del 1968, fa lo stesso con i supereroi. Allegro non troppo è la risposta a Fantasia di Disney, irriverente e malinconica insieme, con il celebre episodio del Bolero di Ravel e quello del gatto nella casa abbandonata sul Valzer triste di Sibelius.

Dall'Orso d'oro a Quark

Il resto della carriera si muove su due binari. Da una parte i cortometraggi d'autore, con Mistertao che vince l'Orso d'oro a Berlino nel 1990 e Cavallette candidato all'Oscar l'anno dopo. Dall'altra la divulgazione, con le pillole animate realizzate per Quark insieme a Piero Angela, che hanno spiegato la scienza a più generazioni di spettatori televisivi senza mai sembrare una lezione. Nell'annunciare il premio, nelle scorse settimane, il Ministero della Cultura ha ricordato proprio questo intreccio tra spettacolo e conoscenza, oltre a Carosello e al signor Rossi.

Bozzetto non si è mai fermato. Negli ultimi anni ha continuato a firmare corti, tra cui Sapiens? nel 2024, con lo stesso segno pulito e la stessa capacità di condensare un'idea in pochi minuti.

Un premio speciale in un albo senza categoria

C'è però un aspetto della serata che fa riflettere. Il David speciale a Bozzetto, assegnato quest'anno insieme a quello per Vittorio Storaro e al David alla carriera per Gianni Amelio, resta per ora il modo principale con cui l'Accademia porta l'animazione sul palco. I David continuano a non avere un premio dedicato al film d'animazione, e i lungometraggi animati italiani devono competere nelle categorie generali, dove raramente arrivano in cinquina. Nei giorni che hanno preceduto la cerimonia, durante la presentazione al Quirinale, lo stesso Bozzetto aveva chiesto di smettere di trattare i film animati come una cosa a parte, perché sono film come gli altri.

È una posizione che si può leggere in due modi. Da un lato rivendica la piena dignità del cinema disegnato, senza recinti. Dall'altro ricorda che, senza un riconoscimento stabile, l'animazione italiana viene celebrata soprattutto attraverso i suoi maestri e assai meno attraverso i film che escono ogni anno.

La serata, per il resto, è stata dominata da Le città di pianura di Francesco Sossai, miglior film con otto statuette. Ma per chi ama il disegno animato la scena da ricordare è un'altra, quella di un ottantottenne milanese che riceve il premio del cinema italiano per un mestiere che, quando cominciò negli anni Cinquanta, a molti sembrava una stravaganza.

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