Armando Testa, la grafica torinese che diede forma a Caballero e Carmencita

Coni che si corteggiano, sfere che abitano un pianeta, un linguaggio visivo fatto di forme geometriche. Il contributo di Armando Testa all'animazione pubblicitaria italiana.

Armando Testa 1971
Immagine: Geminiano · Public domain · Wikimedia Commons

Due coni. Uno con i baffi e il sombrero, l'altro con la gonna e un fiore. Si incontrano in un paesaggio di montagne stilizzate, lui le fa la corte, lei lo respinge, e alla fine tutto si risolve davanti a una tazzina di caffè. Caballero e Carmencita, nati negli anni Sessanta per il caffè Paulista della Lavazza, sono forse la dimostrazione più chiara di come la grafica pubblicitaria italiana abbia trasformato l'animazione di Carosello.

Un grafico prima che un animatore

Armando Testa, torinese, era un grafico e un pubblicitario. Il suo nome era legato ai manifesti, ai marchi, alle campagne stampa. Il suo stile si basava sulla riduzione delle forme all'essenziale, su colori pieni, su un'ironia visiva che sapeva rendere memorabile anche un prodotto banale. Quando portò questo linguaggio nell'animazione, il risultato fu diverso da tutto ciò che si vedeva allora in televisione.

I personaggi di Testa non derivano dal cartoon americano. Non hanno guanti bianchi, occhi a palla o corpi di gomma. Sono solidi geometrici animati, oggetti che acquistano personalità grazie al movimento, alla voce e a pochi dettagli caratterizzanti.

I coni del caffè

Caballero e Carmencita sono costruiti su una semplice forma conica, riconoscibile a colpo d'occhio. La trama di ogni episodio ripeteva lo stesso schema: un'avventura ambientata in un Sudamerica di fantasia, il caballero che si presentava in modi sempre diversi, Carmencita che lo metteva alla prova. Il tormentone finale entrò nel linguaggio comune.

Dal punto di vista tecnico i siparietti erano realizzati con animazione molto semplificata, coerente con la natura geometrica dei personaggi. Le figure scivolavano, ruotavano, saltavano, e il movimento minimo bastava a sostenere la comicità. Era una forma di animazione limitata trasformata in scelta stilistica.

Il pianeta Papalla

Altro mondo celebre di Testa è quello di Papalla, creato per gli elettrodomestici Philco. Gli abitanti del pianeta erano piccole sfere, e anche il loro mondo era fatto di forme tondeggianti. La loro vita scorreva tranquilla grazie agli elettrodomestici, e il tono era quello di una fantascienza domestica e serena.

Papalla mostra un altro aspetto del linguaggio di Testa: la capacità di costruire un universo completo a partire da un'unica forma. Tutto, dalle case ai veicoli, rispondeva alla stessa logica geometrica. È un approccio che oggi definiremmo di design system, e che negli anni Sessanta era profondamente innovativo.

L'eredità

Lo studio fondato da Armando Testa è diventato una delle più grandi agenzie pubblicitarie italiane, e il suo fondatore è ricordato soprattutto come maestro della comunicazione visiva. Nella storia dell'animazione il suo nome ha un posto preciso: ha portato dentro il disegno animato la cultura del design e della grafica modernista.

Questa linea si ritrova in molti autori successivi, che hanno preferito la sintesi formale alla ricchezza del dettaglio. Chi oggi realizza motion graphic, animazioni per marchi o brevi film basati su forme geometriche lavora, consapevolmente o no, su un terreno che Testa aveva già esplorato con i suoi coni e le sue sfere.

Rivedere oggi quei siparietti fa un certo effetto. Sono pubblicità a tutti gli effetti, eppure possiedono una coerenza estetica che molte opere più ambiziose non hanno. Testa sapeva che un'idea grafica forte, ripetuta con variazioni, poteva diventare un personaggio. E un personaggio, a Carosello, valeva più di qualsiasi slogan.

Armando TestaCaroselloCaballero e CarmencitaPapallagrafica pubblicitaria

Leggi anche

Ogni venerdì nella tua casella

L’animazione 2D, una lettera alla volta